Lacrime, una pioggia di emozioni

Le lacrime appartengono alla donna ferita: possono essere congelate” e apparire “in una forma ghiacciata con punte simili a pugnali …, oppure possono essere tempeste torrenziali capaci di sommergere la terra in cui si trova una donna. Le lacrime però possono cadere come una pioggia benefica che permette la rinascita e la crescita primaverile” (L.S. Leonard, La donna ferita, p.128).

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Foto di Murales a Milano

Esiste il luogo comune secondo cui il pianto sia un segno di debolezza e, come tale, vada nascosto anche nelle circostanze più difficili. Prima di tutto va detto che piangere è una reazione umana fra le più normali per esprime emozioni sia positive, come gioia e commozione, sia negative come dolore, tristezza e dispiacere. Quando cerchiamo di bloccare le lacrime, diventiamo freddi e glaciali e teniamo a distanza gli altri, in quanto per farlo spesso è necessario diventare duri come pietra o indossare una corazza che non faccia trasparire le nostre emozioni. Quando il pianto è straripante ed eccessivo è collegato alla rabbia e come le piogge torrenziali può essere distruttivo e portare via con se ogni cosa.

Piangere in modo genuino e sentito, invece, è espressione del coraggio di mostrare ciò che abbiamo dentro e della capacità di lasciarci andare … perché insieme alle lacrime, spesso emergono vissuti, ricordi e ragioni capaci di lenire, pian piano, le ferite.  Spesso quando le persone, durante una seduta di psicoterapia, piangono è un momento importante, in cui qualcosa si scioglie: ciò rappresenta il primo passo verso l’elaborazione di vissuti dolorosi, che, col tempo, diverranno ricordi tollerabili.

Una perdita inaspettata di una persona cara può sconvolgere profondamente le certezze delle persone coinvolte: il senso dell’esistenza stessa può andare perduto. Ogni persona che costella il nostro mondo relazionale, infatti, prende uno spazio, oltre che nella nostra vita, nella nostra psiche. Quando la si perde si crea un vuoto che ci fa sentire soli e inconsolabili. E’ naturale vivere stati di sconforto, vulnerabilità e incredulità. Bisognerebbe lasciare uscire la sofferenza, ascoltarla, prendendosi un momento di pausa nel silenzio o attraverso lacrime e pianto, senza reprimere nulla, perché non c’è un modo giusto di reagire, ognuno ha il suo. Il ripercorrere con la mente i ricordi e le immagini legate alla persona perduta, secondo Freud, sono un tentativo della psiche di prolungare questa relazione, per la fatica a distaccarsene, ma anche parte del processo di elaborazione del lutto. Superare la perdita di una persona importante richiede un tempo e delle modalità che variano da persona a persona, anche se ci sono delle fasi che si verificano di frequente. La prima può essere quella del rifiuto come difesa estrema contro il dolore. Una volta accettata la realtà, si potrebbero affacciare emozioni di rabbia e colpa per le cose che si sarebbero potete fare per evitare la morte o legate a rimpianti per esperienze non vissute. La fase più lunga di tutto il processo è quella accompagnata da tristezza e crisi di pianto, che possono essere associate a insonnia e inappetenza. La psicoterapia con EMDR (eye movement desensitization and repreocessing) può essere molte efficace in questi casi, poiché indicata per la risoluzione di sintomi emotivi legati ad esperienze di vita stressanti e/o traumatiche.

Dott.ssa Alessandra Santangelo (Psicologa e psicoterapeuta)

Bibliografia

Freud S., Lutto e Melanconia, in Metapsicologia, 1915, Bollati Boringhieri, Torino

Leonard L.S., La donna ferita, 1985, Astrolabio, Roma