Ansia “amica” o “nemica”? Quali sono gli aspetti positivi dell’ansia?

Nella società moderna i disturbi d’ansia, in generale, e gli attacchi di panico, in particoansia amicalare, costituiscono una fra i disagi psicologici più diffusi, non solo fra gli adulti, ma anche tra i bambini in età scolare. Un tempo era un disagio prevalentemente a carattere femminile, oggi questi sintomi si stanno diffondendo molto rapidamente anche presso la popolazione maschile. Ma cerchiamo di capire cos’è l’ansia.

Il termine ansia deriva dal latino anxia che significa stringere, soffocare. Questo ci da subito l’idea di una sensazione indesiderata. L’ansia prima di tutto si potrebbe definire come una risposta (spesso fisiologica) ad una sollecitazione che il cervello riceve. Questa risposta di che tipo è? come viene data? Questa è una risposta universale che di per sé non sarebbe inadeguata, ad esempio, è normale essere ansiosi prima di un discorso in pubblico, è normale essere in ansia se si attende un referto medico o se ci si prepara ad affrontare un’importante evento come un matrimonio o una festa a lungo attesa.

In questi casi l’ansia può essere vista come una normale reazione d’allarme fisiologica che implica un’attivazione generalizzata, con la funzione di aiutare la persona ad affrontare e superare le difficoltà che si trova davanti. A livello neurologico l’ansia è attivata da una piccola area cerebrale chiamata amigdala, a forma di mandorla che appartiene al nostro cervello antico e che si occupa della gestione delle emozioni e in particolar modo della paura. L’ansia per esempio nel caso del parlare in pubblico mi renderà vigile e attento, mi aiuterà a ricordarmi tutte le cose che devo dire e mi aiuterà ad essere pronto nel caso di domande del pubblico, attivando tutti i miei sensi e il mio cervello per una risposta pronta ed efficace.

Da un punto di vista psicologico corrisponde ad uno stato emotivo tipico della natura umana. E’ dunque una sorta di risposta dell’organismo allo stress. In particolare, l’ansia e la paura sono strettamente legate e poggiano le loro basi su un meccanismo fisiologico chiamato attacco-fuga che è il nostro programma genetico di comportamento per affrontare i pericoli e che ci consente di reagire energicamente. Il meccanismo di attacco-fuga è molto antico, perché era ciò che permetteva all’uomo primitivo di difendersi dagli animali feroci.

ATTACCO-FUGAVediamo insieme, passo passo che cosa accade nel nostro organismo di fronte ad una reazione attacco-fuga.

  • Il cuore accelera la sua attività, fornendo più sangue al cervello e ai muscoli;
  • la respirazione diventa più rapida e profonda, procurando più ossigeno a tutto il corpo;
  • la sudorazione aumenta, rinfrescando il corpo e rendendolo scivoloso e quindi più difficile da afferrare;
  • molti muscoli si tendono con forza, preparandosi a un’azione rapida e vigorosa;
  • diventiamo estremamente vigili e attenti.

In altre parole, mettiamo in atto una serie di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o tramite l’eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite l’allontanamento (fuga). In questo caso può essere definito un meccanismo di sopravvivenza.

L’ansia è una delle risposte automatiche, programmate geneticamente, che si attivano nelle rispettive circostanze appropriate. Entro certi limiti, quindi, l’ansia è necessaria, è una nostra amica, in quanto ha un’importante funzione adattativa: se siamo di fronte ad un pericolo, a una minaccia o ad un’emergenza ci prepara ad un’attività intensa di “attacco” o di “fuga”. Da questo punto di vista non potremmo vivere senza l’ansia, immaginiamoci in una gita in mezzo alla savana con un leone di fronte senza provare la minima ansia o attraversare la strada in uno stato di rilassatezza totale o preparare un esame senza alcuna preoccupazione. Senza ansia non potremmo rispondere efficacemente a stimoli che si presentano all’improvviso o conosciamo in anticipo, ma prevedono un’adeguata organizzazione.

L’ansia è collegata anche a quello che abbiamo appreso nella nostra vita, al nostro passato e a quello che ci è accaduto nella nostra famiglia: tutto ciò influenza il nostro modo di far fronte agli eventi oggi. Questo perché possiamo aver appreso a reagire a determinate situazioni in un certo modo perché così facevano mamma e papà, poi senza rendercene conto, crescendo ripetiamo tali comportamenti appresi in famiglia. Può accadere di interiorizzare e fare proprie certe paure o preoccupazioni genitoriali, che potenzialmente non ci apparterrebbero. Nel lavoro con i miei pazienti ansiosi mi capita spesso di scoprire che la madre o il padre erano persone a loro volta ansiose o con grandi paure.

Dott.ssa Alessandra Santangelo (psicologa e psicoterapeuta)

Bibliografia

Gabbard O.G., 2002, Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano

Sims A., 1997, Introduzione alla psicopatologia descrittiva, Raffaello Cortina Editore, Milano